Put ok, ma non per i ciclisti

La Vita del Popolo commenta i risultati del sondaggio Quaeris sull’apprezzamento del Piano Urbano del Traffico (PUT) da parte dei cittadini trevigiani dopo dieci anni dalla sua entrata in vigore.

Sono passati dieci anni. A cavallo tra il mese di giugno e il mese di luglio entrava in vigore a Treviso il Piano urbano del traffico. Un Piano che consisteva, in gran parte, nell’introduzione dell’anello esterno a due corsie e a senso unico antiorario e, laddove era possibile, di un anello interno a senso unico orario.
Il Put venne introdotto gradualmente, nel giro di qualche settimana. L’ora X scattò tra domenica 9 e lunedì 10 luglio. Furono settimane di grande dibattito, e non mancarono le proteste, soprattutto di pedoni e ciclisti. Nel numero di domenica 16 luglio “La vita del popolo” titolava: “Ma che bel Put… i ferio!”, dando conto degli iniziali disagi e chiedendo ad alcuni cittadini di dare una pagella al Comune. I giudizi erano critici soprattutto per quanto riguardava l’attenzione ai ciclisti. Anche il nostro giornale dava la sua pagella, assegnando un sei “politico” alla Giunta, allora guidata da Giancarlo Gentilini.
L’Amministrazione, nei mesi successivi, introdusse alcuni correttivi. E piano piano i trevigiani si sono abituati all’anello a senso unico.

IL SONDAGGIO QUAERIS
Dieci anni dopo, “La vita del popolo” torna a dare la pagella al Put di Treviso, attraverso un’approfondita indagine tra i cittadini. L’istituto Quaeris, sondando l’opinione di 200 cittadini residenti nel Comune di Treviso, ha cercato infatti di tracciare un quadro della condizione della viabilità della città a 10 anni dall’introduzione del Put. Che cosa emerge? In estrema sintesi, quasi sette trevigiani su dieci promuovono il sistema di viabilità cittadino, ma quando si chiede loro se il Put ha migliorato la viabilità, le risposte positive prevalgono di poco. Significativo il fatto che il mezzo più usato dai trevigiani per spostarsi è la bicicletta. E proprio una maggiore attenzione ai ciclisti è richiesta a gran voce dai cittadini. Ma vediamo maggiormente in dettaglio i “risultati” dell’indagine.

UNA CITTÀ CHE VA IN BICI
Il campione intervistato, stratificato per sesso ed età, per gli spostamenti urbani utilizza principalmente la bicicletta (33,9%): segue a quasi 10 punti percentuali l’automobile. Dal confronto per sesso, età e condizione occupazionale emerge il maggior utilizzo di mezzi a motore da parte di maschi, 35-45enni, occupati e casalinghe. Mezzi invece più sostenibili, quali la bicicletta o andare a piedi, sono maggiormente diffusi tra le femmine, gli over 55 anni e gli under 24 anni, pensionati, casalinghe e studenti.

PROMOZIONE UN PO’ STENTATA
Per quanto riguarda il livello di soddisfazione del sistema di viabilità di Treviso, il 68,9% del campione si dichiara soddisfatto: al contrario, il 25,6% non è contento di tale aspetto. Tra i soddisfatti prevalgono i maschi, gli under 34 anni, i pensionati e gli studenti. Quasi la totalità degli intervistati conosce e sa definire il Put: ciò sta ad indicare la sua generica notorietà.
Relativamente alla sua efficienza, il 48,7% ritiene che abbia migliorato la viabilità di Treviso, mentre il 40,0% ritiene che l’abbia peggiorata. Tra i soddisfatti del Put prevalgono i maschi, gli under 34 anni e gli studenti. Tra gli insoddisfatti prevalgono invece le femmine, i 35-54 anni, le casalinghe e gli occupati.
Interessante e ricca di spunti per la ricerca, è la parte relativa agli aspetti migliorabili della viabilità ed agli interventi urgenti da attuare. Specialmente in questo secondo caso, gli intervistati hanno fornito indicazioni puntuali e specifiche, anche se decisamente frammentate.

CHIUDERE O NO IL CENTRO
Tra gli aspetti migliorabili, il più importante risulta essere l’aumento della presenza o il miglioramento delle piste ciclabili, chiesto da circa 6 cittadini su dieci, seguito dall’aumento dei controlli di velocità e la chiusura al traffico del centro storico o di parte di esso (a chiederlo è circa la metà del campione). Seguono poi aspetti quali la riduzione dell’inquinamento atmosferico, l’aumento della presenza e /o il miglioramento dei parcheggi ed il miglioramento dei servizi di trasporto pubblico.
Tra gli interventi urgenti segnalati dagli intervistati, troviamo indicazioni sia generiche (di orientamento che rispecchiano gli aspetti migliorabili) sia specifiche (in cui i cittadini indicano particolari vie o zone in cui vorrebbero fossero effettuati degli interventi). Ai primi posti prevalgono indicazioni generiche quali la riduzione della velocità, i maggiori controlli da parte delle Forze dell’ordine sulla viabilità, l’incentivo rivolto ai cittadini a utilizzare maggiormente i mezzi pubblici, il posizionamento di rallentatori di velocità. Qualcun altro, invece, chiede il mantenimento dell’apertura del centro storico (la cui chiusura secondo molti comporterebbe uno svantaggio per la vitalità del centro). Molte, come si accennava, le richieste specifiche, riguardanti punti problematici della viabilità soprattutto in periferia. Ne citiamo alcuni: il collegamento tra Castellana e Feltrina (presto risolto dal prolungamento della tangenziale), la viabilità a S. Maria del Rovere (specie in via Salsa) e a Fiera. (B.D)

MA SERVONO PIÙ CONTROLLI
Dieci anni di Put. Ormai i trevigiani non ci fanno nemmeno più caso, anche se per alcuni sembra incredibile che siano già passati dieci anni da quando il nuovo Piano urbano del traffico è entrato in vigore. Un sistema che la maggior parte dei cittadini ritiene necessario vista la mole di traffico che si riversa ogni giorno verso il centro della città, anche se alcuni propongono correzioni e modifiche. Abbiamo provato a percorrerlo in diversi momenti della giornata e della settimana, in auto e in bicicletta, chiedendo ai passanti cosa pensano della viabilità di questa zona cruciale della città.
Abbiamo potuto constatare che le immissioni nell’anello che gira intorno alle mura sono uno degli aspetti più critici: generano manovre brusche e spesso l’ira dei conducenti più frettolosi. Raffaella conferma la nostra impressione: “Il sistema è per me senz’altro positivo, prima non ci si muoveva proprio. Ma le immissioni sono molto pericolose perché il traffico è intenso e spesso molto veloce”. Altro neo riscontrato è il sistema di rilevazione della velocità: “Mi è capitato di prendere una multa molto salata per 10 chilometri sopra il limite in piena notte, quando poi di giorno si vedono comportamenti molto più scorretti”. Che i trevigiani percorrendo questo tratto di strada diventino più inclini a infrangere il codice è parso anche a noi: clacson che suonano, auto che superano a destra come a sinistra, alcune che fanno lo slalom tra gli altri conducenti. Senza contare chi guida mentre parla al cellulare.
Anche Paolo e Adriana sottolineano quest’aspetto, quando li incontriamo di ritorno dal mercato: “L’idea è senz’altro buona. Ma ci vorrebbe un controllo più serrato, una vera gestione che invece manca. Si renderebbe il sistema ancora più efficace, perché sono davvero tante le infrazioni che si vedono, gli incidenti che si rischiano, le violazioni ben più gravi dei divieti di sosta oggi tanto combattuti”. Con loro ci sono Gianni e Rita, che propongono un sistema a semafori intelligenti: “Si potrebbero installare quei semafori che diventano rossi quando si superano i 50 chilometri orari, oltre all’attenzione per le infrazioni di tutti”. Troppe volte, lamentano, i semafori sono rossi ma pedoni e ciclisti hanno già attraversato. Questo modo di fare diventa molto rischioso in un percorso a doppia corsia per chi ha bisogno di passare a tutti i costi: “Trovo che per le ambulanze – afferma Rita – sia diventato molto più pericoloso attraversare questo tratto della città”.
C’è anche chi come Massimo ha l’impressione che il traffico intorno alla città sia molto aumentato in questi anni e per questo trova il Put indispensabile: “Penso che se fosse ancora in vigore il precedente sistema la città sarebbe paralizzata. Anche nei primi tempi, quando quest’idea veniva criticata pesantemente, l’ho sempre apprezzata, perché abito qui vicino e da sempre sono costretto a percorrere questo tratto di strada. Forse c’è chi ha dimenticato che prima bastava un niente per non muoversi più di un passo”. Proprio per l’aumento così importante del traffico, Andrea avrebbe optato per soluzioni diverse, per portare le auto lontane dal centro cittadino: “Il sistema può funzionare solo se le strade interne del centro restano percorribili. Questo significa accettare le auto e lo smog nel cuore della città. Non so se sia la scelta migliore e quanto gli abitanti ne siano contenti”. Sulla bontà o meno è dubbioso: “Alle volte ho la sensazione di fare strada per niente, di girare tanto per arrivare in un posto in realtà vicinissimo. Altre volte in effetti mi sembra di andare più veloce. Certo potenzierei i collegamenti esterni, quelli che consentono di andare da una parte all’altra della città senza passare di qua, come il collegamento tra zona nord e est, dove manca la tangenziale e se non conosci le stradine ti imbottigli subito”. Anche Toni e Linda, che vivono a due passi da Porta Manzoni, non sanno dire se il sistema è migliore o peggiore, immaginano lo sia visto che in tutte le grandi città c’è un anello che gira intorno al centro storico. Quel che è certo è che la loro vita è cambiata molto: “L’impatto è senz’altro stato duro, ma ormai ci siamo abituati. La mole di traffico è aumentata, così come la strada da fare per andare da un posto all’altro”. Proprio in questo vedono un aspetto positivo: “Prima di prendere la macchina ora ci pensiamo bene, preferiamo spesso la bici o muoverci a piedi. Prima non era così, la usavamo anche per fare pochi metri. Il Put ci ha fatto diventare più coscienziosi”.

Federica Favaretto

SCARICA IL REPORT COMPLETO DELL’INDAGINE [PDF]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserire un indirizzo email valido.

Menu