Sì al fisco amico delle famiglie

La bozza di piano per la famiglia, libro dei sogni discusso per tre giorni alla conferenza di Milano, ora ha molte note a margine, che un osservatorio ad hoc trasformerà in proposta politica.

«Un piano da portare poi in consiglio dei ministri di questo o successivi governi – ha commentato ieri pragmaticamente il sottosegretario alla famiglia, Carlo Giovanardi, a chiusura dei lavori della conferenza -. La macchina l’abbiamo costruita, ora bisogna mettere la benzina.

Servono 15 miliardi per trasformare in realtà la proposta fiscale su cui abbiamo trovato la convergenza: la misura “fattore famiglia”, con una no tax area alla tedesca per le spese di sussistenza dei membri del nucleo. Ma non arriveremo a nulla se i fondi richiesti saranno aggiuntivi rispetto all’enorme somma già erogata per lo stato sociale».

Dunque, tagli e riorganizzazione globale dei vari capitoli di spesa sociale in cambio di una riforma fiscale amica delle famiglie. Questo è lo scambio ipotizzabile, nella trattativa con il mondo cattolico rappresentato dal Forum delle associazioni familiari. E chi pagherebbe la parte eccedente? I single, ha detto ieri alla conferenza il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, scatenando un vespaio di polemiche tra associazioni laiche e opposizione. I nuclei senza figli, ha proposto Giovanardi: «Ma non chiamatela tassa, per carità». Gli evasori fiscali che saranno presto pizzicati, ha detto il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, in una recente conferenza stampa convocata su pressione del mondo cattolico.

«Intanto, però, fuori c’è la tormenta politica e la legislatura si avvia al termine», ha ricordato con amarezza il ministro dell’attuazione del programma di governo Gianfranco Rotondi alla conferenza. Quindi, il piano rischia di diventare una letterina natalizia a Gesù bambino, da parte dei duemila delegati della conferenza e degli eminenti cattedratici dell’Osservatorio sulla famiglia. Però, al momento, il tavolo di discussione per il cantiere della riforma fiscale va avanti e la notizia è che Tremonti ha appena invitato ai lavori proprio il presidente del Forum delle associazioni familiari, Francesco Belletti (gratificato ieri da un’ovazione alla conferenza), autore della proposta fattore famiglia che prende il posto dell’abortito quoziente. Quindi la misura sarà esaminata in quella sede, se non si andrà prima alle elezioni.

Certo, sarebbe un bel colpo per le famiglie italiane se potessero dedurre del tutto le spese di puro mantenimento dei membri («solo le famiglie sposate, naturalmente, a norma di Costituzione», hanno chiarito ieri Giovanardi e il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, incuranti delle polemiche dei giorni scorsi). Ma questo non risolverebbe di certo tutti i problemi. Oltre al fisco, l’Italia sconta l’eccessiva quota di famiglie monoreddito, penalizzate da un tasso di occupazione femminile inchiodato al 46%, con drammatici squilibri territoriali. Colpa anche del carico di lavoro domestico e familiare che pesa troppo sulle donne. Eloquenti i dati presentati alla conferenza dal presidente dell’Istat, Enrico Giovannini. «Il 76,2% del lavoro familiare delle coppie è ancora a carico delle donne e la situazione non è granché migliorata dalla rilevazione precedente 2002-2003 (77,6%) – ha detto –. Gli uomini dedicano ancora troppo poco tempo a casa e famiglia: un’ora e 43 minuti, che salgono a due ore se hanno figli, contro le cinque delle madri lavoratrici. Questo impatta in particolare sulle donne che vorrebbero lavorare fuori casa».

Che fare, allora? I rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil nonché il ministro della gioventù Giorgia Meloni ieri hanno espresso le loro priorità. «Ma quella in corso non è una crisi congiunturale, è un passaggio di era geologica – ha fatto notare Federica Guidi, presidente dei giovani imprenditori di Confindustria –. Scontiamo anni di mancanza di politiche sui giovani, abbiamo dato troppe tutele a chi ne aveva già tante e non abbiamo aiutato i ragazzi e soprattutto le donne a entrare nel mercato del lavoro. Ora serve coraggio per trovare la via d’uscita».

di Laura La Posta

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