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Raccolta rifiuti porta a porta: l’opinione

Raccolta rifiuti porta a porta: l’opinione

Raccolta rifiuti. Il 71,8% dei residenti sarebbe contrario al passaggio nel capoluogo, solo il 26,3% è favorevole, con punte di oltre il 57% tra i giovani. Alto invece il gradimento per il sistema attuale con i bidoni stradali: piace complessivamente al 75,1% del campione.

Ai trevigiani piace la raccolta differenziata ma la stragrande maggioranza dei residenti del capoluogo non gradirebbe l’introduzione della raccolta porta a porta. E’ questo il risultato a cui arriva un sondaggio demoscopico condotto dal gruppo di ricerca economico-sociale Hobo-Quaeris, costituito da un team di lavoro dell’Istituto di Ricerca Quaeris e dell’agenzia di comunicazione trevigiana Hobo Communication, coordinato da Giorgio De Carlo. La ricerca, realizzata tra il 1 e il 4 ottobre scorso, ha interpellato un campione di residenti a Treviso città per conoscere il loro parere relativamente al servizio di raccolta dei rifiuti e il livello di predisposizione al passaggio alla modalità di raccolta “porta a porta”, già ampiamente diffusa in provincia. Il campione era strutturato adeguatamente in base alle variabili di sesso ed età (vedi in allegato i dati completi del sondaggio).

I RISULTATI – Alto il livello di soddisfazione per il servizio di raccolta attualmente in atto a Treviso. Il 75,1% del campione – chiamato ad esprimere una valutazione da molto (valore massimo) a nulla (valore minimo) – si dice infatti abbastanza soddisfatto della, mentre l’8,2% è molto soddisfatto, attestando la percentuale dei favorevoli all’83,3%. Il 13,7% si dichiara poco soddisfatto, il 3% “per nulla”. Potendo scegliere il tipo di raccolta il 70,7% dice di preferire la raccolta differenziata con i cassonetti stradali, mentre solo il 26,3% indirizza la propria preferenza verso il “porta a porta”, con un 3% che non sa o non risponde. Di fronte alla disponibilità a passare dall’attuale tipologia di raccolta dei rifiuti al “porta a porta”, il campione si dichiara nettamente contrario: solo il 26,3% sarebbe disponibile al servizio di raccolta differenziata “porta a porta”, mentre il 71,8% è contrario. Dall’analisi più dettagliata del campione, emerge che a volere il “porta porta” sono soprattutto i giovani tra i 18 e i 24 anni (il 57,1%), i più contrari i cittadini tra i 55 e i 64 anni (solo il 6,7%).

La contrarietà al passaggio alla raccolta differenziata “porta a porta” appare, secondo i dati del sondaggio, legata in particolare alle abitudini. Per il 63,3% dei contrari al “porta porta”, infatti, il sistema di raccolta domiciliare è svantaggioso in quanto troppo impegnativo, ad esempio perché costringe a rispettare i giorni di esposizione dei bidoni e le regole più strette della differenziazione. Per l’11% è una seccatura tenere i bidoni in casa, per il 6,8% l’attuale sistema consente una libertà di orari nel conferimento. Per i favorevoli, invece, il “porta a porta” convince per la sua la maggiore sostenibilità ambientale: lo pensa il 49,9% di quelli che vorrebbero il “porta a porta” o sarebbero disponibili al passaggio verso questa modalità di raccolta (il porta a porta è più rispettoso dell’ambiente e della sua salvaguardia) mentre per il 15,2% permetterebbe di mantenere più pulita la città. Il 14,4% lo ritiene più comodo, per il 5,3% si garantirebbe maggiormente l’igiene nell’ambiente urbano, il 3,9% è convinto che con questa modalità si facilita il riciclaggio. Infine, il 3,8% pensa che sarebbe più facile controllare i cittadini e garantire un buon riciclaggio, anche perché in presenza di sanzioni (lo pensa il 3,8% dei favorevoli al porta a porta) le persone sarebbero costrette a rispettare le regole.

L’ANALISI – Si rileva – spiega Giorgio de Carlo, coordinatore di Hobo-Quaeris – una forte riluttanza da parte dei trevigiani all’introduzione del “porta a porta”: tali resistenze sono alimentate in primo luogo dall’abitudine ma anche dalla scarsa informazione sugli eventuali benefit della raccolta differenziata porta a porta. Un’esperienza precedente, quella del caso di Napoli, ci permette di comprendere come le resistenze iniziali possono essere poi ribaltate alla luce dei reali vantaggi esperiti, tanto che ad un anno dall’introduzione è stata condotta una ricerca che dimostra come l’opinione dei cittadini sia cambiata. Da un reportage dell’Osservatorio di WWF e Greenpeace di luglio 2009 emerge infatti un dato importante: nei quartieri del “porta a porta” (Colli Aminei, Ponticelli, Rione Alto, Chiaiano, Bagnoli), dopo un anno, la differenziata ha raggiunto il 75% nonostante le iniziali difficoltà di adeguamento al nuovo sistema. Inoltre dopo la reale esperienza del sistema porta a porta, l’88,6% non tornerebbe al vecchio sistema di raccolta e l’86,8% degli intervistati è soddisfatto del nuovo metodo”.

“I dati del nostro sondaggio – ha puntualizzato De Carlo – vanno interpretati anche alla luce di alcune evidenze. La prima: esperienze e studi precedenti indicano che il ruolo più importante nel processo di attuazione della raccolta differenziata “porta a porta” è affidato ai cittadini e questo ci fa comprendere come, nel valutare il passaggio alla raccolta ad un sistema che implica la collaborazione attiva della cittadinanza, è necessario coinvolgere le persone facendo comprendere i vantaggi di questa tipologia di raccolta. Il processo di sensibilizzazione da parte delle diverse istituzioni e la loro capacità di realizzare una efficace comunicazione possono quindi avere un ruolo rilevante”. “Inoltre – ha proseguito il coordinatore del gruppo di ricerca economico-sociale Hobo-Quaeris – molte volte ci sono dubbi da parte dei cittadini, perplessità e molte domande che non sempre ricevono una risposta corretta. Purtroppo spesso non esistono canoni condivisi e ci sono differenze sostanziali tra le diverse modalità di raccolta e di smaltimento dei materiali riciclabili. Ad esempio nei piccoli paesi è più semplice arrivare a quantità di differenziata di tutto prestigio, mentre nelle grandi o medie città, come Treviso, è molto più difficoltoso. A questo si aggiunge la complessità di tenere, soprattutto nelle abitazioni piccole, sacchi, sacchetti e bidoni in casa nell’attesa dei giorni stabiliti per la raccolta domiciliare. Per alcune persone, inoltre, è addirittura difficoltoso capire il meccanismo di differenziazione e dove gettare i diversi tipi di rifiuti”. “Qualora si volesse attuare la raccolta porta a porta – ha concluso De Carlo – è necessaria una campagna di educazione attenta, corretta e precisa, che promuova la disponibilità e un atteggiamento attivo da parte dei cittadini”.

SCARICA I RISULTATI DELLA RICERCA [PDF]

SCARICA IL COMUNICATO STAMPA [PDF]

 

 

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