La crisi c’è e si vede. Ma fatichiamo a “cambiare vita”

INDAGINE LA VITA DEL POPOLO – QUAERIS: Cittadini preoccupati. Molti conoscono persone che hanno perso il lavoro. Ma per il futuro la speranza è di non cambiare stili di vita

La crisi si tocca con mano. Fa sentire i suoi effetti nelle nostre famiglie. Al punto che, mentre fino all’anno scorso essa era più temuta che vissuta, più percepita che toccata con mano, oggi essa assume il volto, magari, del vicino di casa rimasto senza lavoro o del parente che non riesce più a pagare la bolletta. Al tempo stesso non manca uno sguardo al futuro non del tutto pessimistico. Questi i principali esiti di un sondaggio realizzato per la Vita del popolo nel territorio della nostra diocesi.

L’Istituto Quaeris ha sondato l’opinione di un campione di 450 persone per comprendere la loro percezione ed esperienza relativamente alla crisi economica.

L’82,9% degli intervistati è preoccupato per la crisi che l’Italia sta attraversando: la preoccupazione è maggiore tra i maschi, gli over 55 anni, i 25-34 enni e casalinghe – pensionati. Un dato che, per quanto riguarda gli anziani, potrebbe sorprendere. “Ma non è così – dice il direttore generale di Quaeris Giorgio De Carlo. Pensiamo solo al fatto che gli anziani fanno spesso da cuscinetto rispetto ai bisogni di figli e nipoti. Senza contare il fenomeno, non abbastanza indagato, del ritorno alla casa dei genitori da parte di separati”.

Per capire se l’esperienza giustifica la preoccupazione, Quaeris ha chiesto agli intervistati di dire quante persone conoscono che stanno vivendo le difficili conseguenze della crisi. La condizione più diffusa è la difficoltà nel pagare il mutuo, l’affitto o le bollette (media di persone conosciute che vivono la situazione: 2,92): il 60% del campione conosce tre-quattro persone o famiglie che vivono questa situazione e solo lo 0,8% non conosce nessuno con questo tipo di condizione. Al secondo posto c’è la perdita del lavoro (media: 1,88 persone conosciute): il 45,2% conosce una persona che ha perso il lavoro, il 36% ne conosce due, mentre il 5,2% non conosce nessuno. Poco distante è invece la condizione della cassa integrazione o della mobilità (media: 1,47 persone conosciute): il 34,7% conosce una persona che vive questa situazione. “Emerge – spiegano gli analisti di Quaeris – un interessante dato relativo alla percezione della crisi: il fatto che una famiglia non riesca a pagare il mutuo, l’affitto o le bollette è legata più alle impressioni ed alle ipotesi, mentre la perdita del lavoro o la cassa integrazione sono eventi che la persona percepisce in modo più diretto. Questo spiega l’alto indice di variabilità dei dati”.

Come è invece l’andamento dello stile di vita? Secondo il 42,7% del campione lo stile di vita è peggiorato rispetto all’anno scorso, mentre per il 50,1% è rimasto invariato.

Più della metà del campione (53,2%) ha paura di perdere il lavoro o di non trovarlo: i più timorosi sono i maschi ed i 25-34 enni. Ben l’80,2% negli ultimi mesi ha ridotto i consumi. Il 41,5% dichiara che nei prossimi mesi non potrà fare acquisti che aveva già programmato: questo aspetto è maggiormente diffuso tra i maschi ed i 25-34 enni. Il 32,7% quest’anno ha utilizzato i risparmi dell’anno precedente: tale percentuale è maggiore tra i maschi e nella fascia over 55 anni. E quali sono ora le prospettive per il futuro? Leggermente migliori del buio presente, almeno nelle aspettative: secondo il 34,3% degli intervistati il proprio tenore di vita cambierà in peggio, per il 4,3% migliorerà, mentre secondo il 37,9% si manterrà costante. Uno spiraglio di ottimismo che si può leggere a doppio taglio: forse, in fondo al tunnel, si intravede una piccola luce. Ma anche (vedi la riflessione pubblicata qui sotto) che proprio non vogliamo rassegnarci al fatto che la crisi ci chiede di cambiare, almeno in parte, il nostro stile di vita.

Fonte: Bruno Desidera, La Vita Del Popolo, Mercoledì 7 Novembre 2012

PDF Sondaggio Quaeris_Crisi_01

PDF Sondaggio Quaeris_Crisi_02

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