Internazionalizzazione: le attese delle P.M.I.

Una ricerca sulla propensione all’ internazionalizzazione commissionata da AIPEM all’ Istituto Quaeris fotografa un Nord Est che dall’export trae in media il 50% dei fatturati, ma che non supporta l’internazionalizzazione del business con strategie di marketing volte a fidelizzare i consumatori.

Oltre i due terzi delle imprese venete e friulane esportano i loro prodotti, ma la metà di queste non supporta l’internazionalizzazione con strategie di marketing e comunicazione. Questo è il dato che si evince dalla ricerca commissionata dal Gruppo Aipem – Vodu all’istituto di ricerca sociale Quaeris. Un’indagine che ha coinvolto le Piccole e Medie Imprese del Veneto e del Friuli Venezia Giulia per conoscere l’orientamento all’esportazione e il grado di efficienza e fiducia nel marketing a supporto di politiche di internazionalizzazione del business.

Oltre i due terzi delle imprese Friulane e Venete sono attive sui mercati stranieri: infatti, il 67,8% delle aziende che hanno partecipato all’indagine dichiarano di avere rapporti d’affari con l’estero. Per le imprese interpellate la capacità di agganciare la domanda estera non è solo una semplice possibilità, ma è un reale asset strategico in quanto l’export incide in media per il 47,5% sul fatturato, quindi di vitale importanza. Il restante 32,2% delle aziende intervistate dichiara comunque la propria propensione per esportare all’estero.

Il 61,9% delle imprese esportatrici coinvolte nell’indagine, quando si tratta di approcciare un mercato estero, agisce autonomamente e non attua alcuna particolare strategia, ma allo stesso tempo oltre i due terzi delle intervistate lamenta, tra i fattori esterni all’azienda, difficoltà nel competere sui mercati mondiali a causa dei vincoli legislativi o per la mancanza di partner locali di contatto. Mentre per ciò che riguarda i fattori interni impressale circa il 40% dichiara una scarsa conoscenza dei mercati e la mancanza di personale con competenze necessarie ad affrontare queste sfide.

La vicinanza geografica dei paesi del vecchio continente e la loro somiglianza al mercato italiano aiutano a spiegare la propensione ad ampliare i propri mercati in Europa (66,7%) da parte delle aziende che attualmente non esportano (32,2%), a discapito di altri mercati quali Est Europa (27,2), Russia (25,3) e Medio Oriente 22,1%.

Forte e radicata presenza delle imprese friulane e venete al di fuori dei confini nazionali, ma all’interno di quelli europei: il 74,8% nell’Unione Europea, il 54,9% nell’est Europa, 53,8% in Russia e repubbliche baltiche, mentre il 41,2% esporta già negli Stati Uniti e il 34,8% anche in America del sud. Meno di un terzo (25,2%), ma la tendenza sta crescendo in questi anni, esporta in Cina.

Quindi la presenza attiva nel continente europeo non è una forma di chiusura da parte delle imprese friulane e venete: infatti, il loro sguardo è orientato sempre più intensamente verso i mercati oltreoceano e verso oriente. L’interesse è rivolto alle economie avanzate che crescono di più di quella europea, come gli USA, ma è diretto anche verso altri paesi, come la Cina e la Russia, che hanno tassi di crescita elevati.

Alla luce dei dati riscontrati in questa ricerca, il gruppo Aipem – Vodu ha deciso di avviare un road show formativo sulle tecniche di comunicazione, visibilità e promozione internazionale attraverso l’uso dei new media, con una serie di master che l’agenzia di marketing e comunicazione svolgerà sul territorio del Friuli e del Veneto gratuitamente per tutti gli imprenditori interessati a conoscere modalità e opportunità da cogliere per sostenere il proprio business anche all’estero.

*Il campione ha compreso 91 aziende di cui 59% fino ai 10 milioni di euro di fatturato, 20,7% tra i 10 e 50 milioni di fatturato e il 20,3% del campione fino ai 250 milioni di euro, di queste il 56,8% con sede in Friuli Venezia Giulia e 43,2 in Veneto.

PDF Sondaggio Quaeris_Internazionalizzazione imprese

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